Il rompicapo della disciplina nella chiesa. Spunti da un’intervista
Dobbiamo ammetterlo. Quando pensiamo alla disciplina nella chiesa tocchiamo un nervo scoperto. Le performance delle chiese evangeliche non brillano quando è in gioco l’esercizio della disciplina. Tutti hanno sentito di storie di applicazione grossolana, incoerente, anche abusiva della disciplina. Vero è che la cultura che respiriamo è refrattaria all’idea stessa di disciplina e preferisce considerare la fede come una modalità di vita sganciata da impegni di rendicontazione. Per ragioni interne ed esterne, diciamo che le chiese non danno il meglio di sé se e quando disciplinano.
Un’occasione per sfiorare il nervo scoperto è data dall’intervista ad Alfred Poirier sulla rivista Unio Cum Christo. International Journal of Reformed Theology and Life 9/2 (2023) pp. 197-212. Il fascicolo è interamente dedicato al tema della chiesa e, dunque, non stupisce che la questione della disciplina sia toccato. Dopo molti anni vissuti nel ministero pastorale, Poirier è ora professore di teologia pratica al Westminster Theological Seminary di Philadelphia. Porta con sé l’esperienza del pastore e la riflessività del professore con alcune interessanti pubblicazioni sul tema come The Peacemaking Pastor. A Biblical Guide to Resolving Church Conflicts, Grand Rapids, Baker 2006.
Nell’intervista, Poirier racconta la sua esperienza: Dio lo convertì in una chiesa dove non c’era alcun senso di disciplina. Era una grande chiesa dove si entrava e si usciva a piacimento. Fu leggendo le Istituzioni della religione cristiana di Calvino (IV.1.9; IV.12.1-13) che capì meglio l’insegnamento biblico: la disciplina non solo non poteva essere trascurata, ma era un segno della vera chiesa (insieme alla predicazione fedele dell’evangelo e alla corretta amministrazione degli ordinamenti: battesimo e cena). Secondo Ebrei 12, è Dio stesso che ci disciplina perché ci ama e la chiesa è la comunità entro cui la disciplina divina accade. Dunque, la disciplina è iscritta in ciò che la chiesa è chiamata a fare per la gloria di Dio e per il nostro bene.
Tutta la vita della chiesa è disciplinata e disciplinante. Poirier parla delle gradazioni della disciplina (dalle relazioni interpersonali, “l’un l’altro”, a quelle formali che coinvolgono tutti i membri; dall’incoraggiamento, all’esortazione, all’ammonimento, all’espulsione), dipingendo un quadro in cui la disciplina è parte integrante di ogni momento della vita della chiesa. Il punto è che Dio ci ha immesso per grazia sua in un’alleanza che comporta un movimento verso la crescita, la santità, la maturazione. Questo processo di discepolato cristiano necessita della disciplina per stimolarlo e per impedire che s’incarti. Poirier dice che la disciplina non è un evento eccezionale, ma una costante della vita della chiesa, in tutta la gamma delle sue possibilità.
La disciplina è da sempre stata un rompicapo e non solo una criticità delle chiese evangeliche contemporanee. Il puritano Richard Baxter ne Il pastore riformato (1650; ed.it: L’opera del pastore) lamentava il fatto che la disciplina fosse negletta con conseguenze negative per la vita della chiesa. Nel 1700, il pastore riformato olandese Gugliemo à Brakel scriveva sconsolato: “L’esercizio della disciplina è quasi del tutto trascurato. Non esiste più un modello a cui guardare. Le persone sono soddisfatte se la gente viene ai culti e se più membri sono accettati come tali. Queste chiese sono addirittura considerate in salute”.
Dunque, non è un problema solo italiano e solo contemporaneo. Da dove partire per non incorrere nel rischio speculare di abusare della disciplina o di rimuoverla del tutto? Poirier suggerisce sempre di partire dalla disciplina come azione di Dio per la sua gloria e il nostro bene; di avere una concezione e una pratica pattizia della membership della chiesa; di predicare e insegnare la nostra chiamata alla santità e alla rendicontazione; di amministrare gli ordinamenti del battesimo e della cena in modo coerente; di dedicarsi sempre all’edificazione e alla pace tra i membri.
Nell’intervista, Poirier affronta anche il tasto delicato della disciplina amministrata dagli anziani. Un testo come Matteo 18, 15-20 viene richiamato con le gradazioni che sono previste, fin dove possibile sempre all’interno di rapporti personali, da cuore a cuore. E’ il rifiuto ad ascoltare che fa scattare il passo successivo. Il percorso deve essere sempre condotto per glorificare Dio, mantenere la purezza della chiesa e recuperare la/e persona/e.
La disciplina rimane un rompicapo per le complessità ad essa collegata e la delicatezza coinvolta quando è in gioco la vita delle persone. Eppure, per quanto sia una sfida, essa non deve portare al qualunquismo cristiano (ognuno faccia quello che vuole) né al nichilismo ecclesiale (la chiesa non ha alcuna autorità) né alla dittatura ministeriale (qui comando io). Che piaccia o meno, l’esercizio devoto e corretto della disciplina è un segno della vera chiesa.